Previsioni meteo provincia di Imperia per giovedì 10/09/2026
Giovedì 10 settembre
Situazione generale
Il peggioramento delle ultime ore ha segnato un effettivo cambio di massa d’aria in quota, con temperature sensibilmente più basse rispetto alla fase calda precedente. Al suolo, però, questo cambiamento non si traduce ovunque nello stesso modo. Sul Ponente ligure il mixed layer è stato in parte asciugato e rimescolato dal travaso e dai moti di compressione, che continuano a sostenere temperature relativamente elevate soprattutto lungo la costa. È quindi possibile avere valori ancora miti o localmente caldi nelle ore centrali senza che ciò significhi un ritorno al regime termico dei giorni scorsi: la struttura della colonna è già cambiata, ma la risposta superficiale resta temporaneamente mascherata dalla dinamica locale.
Con il progressivo rilassamento della sinottica, questi effetti compressivi tenderanno a perdere importanza e il raffreddamento già presente in quota potrà riflettersi in modo più evidente anche nei bassi strati. Intanto, proprio la fase di transizione lascia spazio a una circolazione molto articolata tra Liguria occidentale, Alpi Marittime e Piemonte, con boundary e convergenze a scala locale che nel pomeriggio potranno diventare il principale motore dell’attività convettiva.
Bollettino probabilistico di rischio temporalesco per oggi, giovedì 10 settembre per le province di Imperia, Savona e Cuneo.
Versione divulgativa
Dalle prime ore del pomeriggio si aprirà una nuova finestra temporalesca, questa volta con caratteristiche più tipiche di una fase post-frontale.
L’aria in quota è cambiata e il caldo dei giorni scorsi è stato ridimensionato, ma nei bassi strati la situazione resta molto irregolare. Sul Ponente ligure, soprattutto lungo la costa, continua a lavorare aria più secca e compressa, mentre nell’interno e verso il Piemonte si stanno formando zone di incontro tra venti diversi.
Ed è proprio qui che si gioca la partita.
I modelli sono abbastanza concordi nel disegnare queste aree di convergenza, ma molto meno nel dire dove e quanto pioverà. Non è una contraddizione: quando i temporali dipendono da piccoli spostamenti dei venti, dall’orografia e dal riscaldamento locale, basta che il punto di innesco si muova di pochi chilometri per cambiare completamente la distribuzione delle precipitazioni.
Per questo ci aspettiamo fenomeni molto irregolari e localizzati, con maggiori probabilità tra entroterra ligure, Alpi Liguri, Marittime e Cozie, zone pedemontane e localmente pianura piemontese.
Dove un temporale riuscirà a svilupparsi bene, potrà diventare localmente intenso, con rovesci forti, grandine di piccole o medie dimensioni e raffiche di vento. Non si escludono accumuli elevati in pochissimo spazio, ma saranno estremamente disomogenei.
Sulla fascia costiera del ramo di Ponente, invece, la probabilità di un coinvolgimento diretto resta più bassa: l’aria nei bassi strati è ancora troppo secca e rimescolata, quindi i temporali avranno difficoltà ad agganciarsi stabilmente alla costa.
In sintesi: finestra temporalesca reale, ma molto selettiva. Qualcuno potrà vedere un temporale anche forte, a pochi chilometri di distanza potrebbe non cadere quasi nulla.
Versione tecnica
Dalle prime ore del pomeriggio si apre una finestra convettiva di tipo post-frontale, sostenuta da un assetto sinottico ormai più favorevole rispetto alle ore precedenti, ma con evoluzione fortemente dipendente dalla mesoscala.
Il forcing principale non appare diffuso, bensì concentrato lungo boundary e zone di convergenza nei bassi strati. La modellistica LAM risulta piuttosto coerente nel posizionamento generale di queste strutture, in particolare tra entroterra ligure occidentale, arco alpino sud-occidentale e settore pedemontano piemontese.
Sul Ponente ligure interno il quadro è particolarmente interessante: il travaso secco costiero interagisce con un contributo sud-occidentale di lee, costruendo un boundary dinamico che tende a strutturarsi bene dal piano dei 10 metri fino agli 850 hPa. Sopra tale discontinuità, il profilo del vento mostra inoltre una rotazione oraria significativa con la quota, con DLS favorevole a una discreta organizzazione delle celle.
La termodinamica resta però il fattore più fragile. L’umidità disponibile nei bassi strati è distribuita in modo irregolare, con mixed layer spesso poco profondo e contributo di RH molto variabile tra costa e interno. Il CIN risulta localmente basso nei sounding, ma la sua effettiva erosione dipenderà dal mantenimento di queste sottili sacche più umide e dall’insolazione pre-convettiva.
Una volta superato il livello di libera convezione, l’ambiente cinematico appare comunque sufficiente a sostenere pulse storms discretamente organizzate, con possibilità di breve propagazione lungo outflow e boundary secondari. Lo storm mode atteso resta prevalentemente a cella singola o multicellulare semplice, senza elementi sufficienti per ipotizzare strutture persistentemente supercellulari.
I fenomeni associati potranno comprendere rovesci localmente molto intensi, grandine di piccole o medie dimensioni e raffiche convettive, con possibilità di accumuli elevati su aree ristrette. Le QPF più aggressive, anche nell’ordine di alcune decine di millimetri puntuali, vanno interpretate come segnale di elevata efficienza locale del processo convettivo, non come previsione deterministica dell’accumulo.
La forte discrepanza tra le QPF dei vari modelli, nonostante una rappresentazione abbastanza simile dei boundary, è coerente con un quadro in cui bastano piccole differenze nel timing dell’innesco, nel posizionamento della convergenza, nell’umidità del mixed layer e nella gestione microfisica della cella per spostare il massimo precipitativo di decine di chilometri.
La distribuzione dei fenomeni sarà quindi molto irregolare, con maggiore probabilità tra interno ligure, Alpi Liguri e Marittime e zone pedemontane, pur senza escludere sviluppi locali anche sulla pianura piemontese.
Resta invece bassa la probabilità di aggancio costiero sul ramo di Ponente, dove il mixed layer è ancora fortemente rimescolato e asciugato dalla compressione e dal travaso secco: eventuali celle in discesa verso le Riviere potranno indebolirsi rapidamente o perdere alimentazione nei bassi strati.
Quindi: segnale convettivo plausibile e non marginale, ma con copertura molto discontinua e localizzazione dei massimi a bassa predicibilità.



